ToTeM incontra: Young

19 Ottobre 2020
La rivoluzione delle criptovalute in Italia è ancora agli albori: abbiamo parlato con Andrea Ferrero e Diego D’Aquilio della loro startup Young e di come questo trend possa crescere nei prossimi mesi e anni

Il mondo delle criptovalute a livello italiano è ancora in fase molto embrionale: ci sono poche realtà nel nostro Paese che lavorano in questo settore rispetto a quelle operanti nel ramo fintech, molto più sviluppato. Alcune realtà come Oval o Satispay hanno creato un’industria che è riuscita a diventare un riferimento per la parte più tradizionale di questo business, rappresentata dal settore bancario. L’Italia è un mercato molto piccolo in questo senso ma si sta riuscendo a imporre come mercato di riferimento. Recentemente si sono registrati grossi casi di successo di startup che hanno potuto fare delle operazioni di exit molto vantaggiose grazie all’inserimento di colossi americani e questo testimonia le competenze degli italiani in questo settore ad alto tasso tecnologico e l’attrattività verso player che si trovano a livelli alti in questo mercato.

Dai più recenti dati diffusi da parte degli analisti di settore sono stati raggiunti circa 13 milioni di clienti complessivi per tutti i servizi del segmento fintech offerti sul territorio italiano.

La rivoluzione delle criptovalute in Italia è ancora agli albori: abbiamo parlato con Andrea Ferrero e Diego D’Aquilio della loro startup Young e di come questo trend possa crescere nei prossimi mesi e anni.

Startup fintech italiana che ha come mission quella di rendere accessibile a tutti il mondo delle criptovalute. L’ecosistema è composto attualmente da 3 prodotti: Stepdrop, Young Platform e Young Platform Pro.
Stepdrop è l’app di educazione finanziaria lanciata ad inizio 2019 che consente di avvicinarsi al mondo crypto e che vanta oltre 150.000 download.
Young Platform, il prodotto di punta lanciato a fine 2019, è l’exchange con il quale è possibile comprare Bitcoin e le altre principali criptovalute in modo semplice e veloce, direttamente in Euro grazie alla partnership con 2 banche italiane.
Young Platform Pro, è invece la piattaforma di trading con funzionalità avanzate che verrà rilasciata ad Ottobre 2020 e per la quale è attualmente aperta la Waiting List “Crypto Made Free”.

Nata nel 2018 in soli due anni di attività, grazie alla costruzione di una squadra di giovani talenti, la startup è cresciuta moltissimo, con l’apertura di una sede a Tallinn (Estonia) e di una a Londra presso il Level 39. Ormai è consueta la presenza di questa giovanissima realtà imprenditoriale a conferenze di tutta Europa sul tema della blockchain e delle criptovalute.

Andrea Ferrero

CEO – Co-Founder

Young è la sua startup FinTech che ha come mission quella di rendere accessibili a tutti il mondo delle criptovalute, che ha lanciato sul mercato Young Platform, l’exchange che consente di acquistare Bitcoin e le altre criptovalute in modo semplice e veloce. Andrea, insieme ad altri 5 coetanei, fonda Young nel 2018: in soli due anni, contribuisce attivamente alla costruzione di una squadra di giovani talenti, all’espansione della startup e al lancio di 3 prodotti sul mercato (Stepdrop, Young Platform e Young Platform PRO). Spesso organizza e viene coinvolto come speaker a conferenze su temi blockchain, criptovalute e nuove tecnologie.

Diego D’Aquilio

CMO – Head Of International Expansion – Blockchain & Cryptoasset Investment Advisor

Entra a far parte del team Young ad inizio 2019, contribuendo attivamente al successo della campagna di equity crowdfunding sulla piattaforma UK Seedrs grazie alla quale l’azienda ha potuto raggiungere negli scorsi mesi tutti gli obiettivi prefissati tra cui spiccano il lancio dei due exchange Young Platform e Young Platform PRO, l’allargamento del team a 18 persone full-time e l’apertura di un nuovo aumento di capitale.
Dopo aver lavorato per molti anni come management e marketing consultant e dopo aver trascorso un periodo a Londra nel quale ha fondato una startup FinTech, dal 2014 si è avvicinato al mondo crypto e della blockchain iniziando a svolgere l’attività di Investment Advisor per alcuni Family Offices e HNWIs.
Da diversi anni ricopre il ruolo di Mentor per i più prestigiosi programmi dedicati all’innovazione, acceleratori di impresa ed incubatori di startup tra i quali Techstars, European Innovation Academy (EIA), Startupbootcamp e Founder Institute ed è spesso invitato a partecipare come speaker a conferenze in ambito crypto e blockchain.

Inizio intervista

Tradizionalmente e storicamente Milano è la capitale italiana della finanza: voi perché avete scelto Torino?

Andrea: Al momento della costituzione di Young eravamo tutti studenti universitari a Torino, restare nella nostra città ci ha anche offerto la possibilità di mantenere i costi notevolmente più bassi rispetto a Milano. Oltre al fattore pratico, stiamo assistendo alla nascita un vero e proprio ecosistema: noi siamo all’interno dell’I3P, l’incubatore del Politecnico di Torino, ma ci sono altre realtà come OGR o Talent Garden che supportano Torino nella trasformazione in una città progressivamente sempre più innovativa e adatta a chi voglia fare innovazione. 

Diego: Dalla nostra sede possiamo comunque raggiungere molto comodamente la stazione di Torino Porta Susa quando dobbiamo andare a Milano per incontri o riunioni, ad esempio nel Fintech District.

Si sente spesso dire che il team è la parte più importante di una startup, all’interno del vostro quali sono i ruoli dove potete individuare il maggior valore?

Andrea: Inizialmente, la maggior parte del nostro valore consisteva nello sviluppo, cioè nella nostra capacità di essere in grado di produrre dei prodotti digitali molto velocemente e con un livello qualitativo molto alto. Oggi siamo molto più strutturati di prima e una delle figure fondamentali è sicuramente il CFO: gestire gli aspetti finanziari di una realtà come la nostra richiede delle competenze e un buon livello di consapevolezza dell’utilizzo degli strumenti necessari. Questa è senz’altro la chiave per garantire la longevità a un progetto come il nostro e la sicurezza necessaria per tentare di scalare una volta che arrivano capitali di un certo livello, altrimenti si rischia di autodistruggersi e rimanere senza cassa.

Diego: Sicuramente poi un altro punto è l’eterogeneità del gruppo, che sia estremamente ben suddiviso ma comunque legato da un’alchimia comune. Nel nostro ambito la parte di sviluppo è chiaramente fondamentale ma al tempo stesso ritengo altrettanto importante che nasca un giusto connubio con la parte di comunicazione e marketing perché il prodotto venga conosciuto e non rimanga solo all’interno di quattro mura.

Siete partiti come un gruppo molto giovane ma quanto è stato importante affiancare figure di esperienza durante la vostra crescita?

Andrea: Oggi il 90% delle cose che facciamo riesce grazie alle figure senior che abbiamo inserito nel nostro organico a partire, per esempio, dal dare garanzie alle banche o comunicare con i soggetti istituzionali cui lavoriamo: se fossimo stati solamente noi “ragazzini” non ci avrebbero mai dato alcuna fiducia. La presenza di persone con un grado di esperienza più elevato aiuta a prevenire molte fregature e a evitare di farsi mangiare dagli squali.

Diego: Io mi sento ad esempio un anello di congiunzione tra il team supergiovane e le figure un po’ più senior. Comunque, lo spirito con cui nasce Young non è riferito all’età anagrafica, suggerita dal nome, ma proprio a un modo d’essere e di voler concepire la vita e di vedere il modo di fare startup: tra di noi ci sono molte figure senior che sono mentalmente molto più giovani di tante persone di 18-20 anni perché sono in grado di abbracciare questa filosofia.

Per iniziare un proprio progetto serve coraggio ma per farcela non basta: voi quando avete iniziato, perché e cosa consigliate a chi come voi ha un’idea in testa e sogna di realizzarla?

Andrea: Più che per coraggio sarebbe corretto dire che abbiamo iniziato per incoscienza probabilmente! Eravamo all’università e l’idea è nata da notti insonni passate a guardare grafici di Bitcoin all’inizio della sua bolla nel 2017: cercavamo di approcciare questo mondo ma abbiamo avuto molte difficoltà e quindi abbiamo deciso di fare qualcosa di nostro per aiutare tutte quelle persone che non avevano grandissime competenze tecniche a iniziare un processo di trading di Bitcoin anche con importi minimi. Il consiglio che mi sento di dare ai giovani che vogliono iniziare un percorso, anche se sembra scontato, è buttarsi senza pensare a tutte le problematiche che possono sorgere nel provare a realizzare la propria attività perché altrimenti è probabile che finiscano per lasciar perdere. Diciamo che l’incoscienza è la variabile che ti permette di sognare, di fare le cose in grande quindi va mantenuta costantemente durante tutto il percorso di crescita anche perché più si va avanti e più le cose saranno rischiose, saranno difficili da realizzare: essere incosciente per certi versi porta più facilmente a tentare di sfruttare ogni occasione lasciando momentaneamente da parte i rischi che ci si potrebbe portare dietro. Il mio consiglio è di seguire il proprio istinto il più possibile.

Diego: Dal punto di vista anagrafico quella tra i 20 e i 25 anni è la fase migliore della vita per provare a lanciarsi perché comunque è anche innegabile che ci siano più possibilità di riprendersi nel caso in cui l’iniziativa non dovesse andare bene. È anche vero, però, che stando alle statistiche la maggior parte delle startup vengono realizzate nella fascia tra i 35 e i 40 anni, quindi da persone che hanno maturato già una certa esperienza nel mondo del lavoro cosiddetto tradizionale e che decidono di intraprendere un nuovo percorso provando a mettersi in gioco. Questo percorso è simile a quello che ho seguito io: Young è già la terza startup con la quale entro in contatto dato che ne ho già cofondate due in passato, una a Torino e una Londra, sempre nell’ambito fintech.e quando sono stato contattato da Young l’ho subito vista come una grande occasione per mettere in pratica le mie esperienze passate nella consulenza, nel fintech e nelle startup con un mondo al quale mi ero avvicinato nella mia sfera privata. Penso che mi sia stata data una bellissima opportunità di vivere una bellissima esperienza.

Si dice che non sia mai troppo tardi, ma è anche vero che non è mai troppo presto. Cosa consigliate a chi si sente troppo giovane per lanciarsi in questo mondo?

Andrea: Che hanno ragione. No, dai scherzo. Come diceva prima Diego, sicuramente tra i 20 e i 30 anni è il periodo della vita in cui si può sbagliare di più e si possono prendere maggiori rischi. Quindi sicuramente non si è mai troppo giovani e ci sta tentare con un po’ di incoscienza, comunque sbattere la testa non è mai un male. Fallire non è mai un male, per forza ti porterai dietro qualcosa di valore che hai imparato grazie a quel fallimento. Bisogna però anche essere consapevoli: se si è troppo giovani e ce la si vuole fare seriamente bisogna poi prendere delle decisioni che ti aiutino a evitare certi errori. Dato che non si sta più giocando solo con il proprio tasso di rischio ma anche con quello delle persone che ti hanno dato i soldi, che lavorano con te e hanno sposato la tua causa, come Diego, magari lasciando un posto di lavoro più sicuro per venire a lavorare con te e realizzare il tuo sogno, il vostro sogno, bisogna tutelarle e quindi bisogna farsi affiancare da figure senior come detto prima.

Quanto ritenete che sia importante l’ecosistema locale per far nascere e crescere la propria idea di startup?

Diego: Ritengo che sicuramente l’ecosistema sia, non dico una parte fondamentale, ma comunque importante che può dare una mano soprattutto alle startup giovani come lo è stata Young all’inizio. Young nasce all’interno del contesto dell’I3P, incubatore del Politecnico di Torino, che ha dato una grossa mano ai ragazzi all’inizio per trasformare la loro idea in qualcosa di concreto, attraverso il coinvolgimento di mentor e il supporto nella raccolta dei capitali iniziali. Le realtà cripto, purtroppo o per fortuna, non sono ancora tante a livello italiano, quindi cerchiamo di darci una mano e di aiutarci per crescere insieme e per far crescere l’ecosistema del mondo cripto. Sappiamo benissimo che l’adoption sarà l’elemento fondamentale per fare crescere veramente questo mondo quindi dobbiamo cercare, in parte, di collaborare insieme per spingere sempre di più questo mercato.

Young Platform nasce nel 2017 a Torino, cosa è cambiato in questi anni? Avete visto dei miglioramenti nell’ecosistema e nel network locale?

Andrea: La fase iniziale è stata una un po’ una bolla, l’I3P per certi versi è stato di enorme valore per Young nella fase iniziale, ci ha sollevati da gran parte della fatica nel trovare il professionista giusto, nel trovare persone che conoscessero questo mondo e fossero abituate a lavorare con le startup. è stato quasi tutto troppo facile. L’ecosistema è tutto per una startup. Quando non esiste ancora nulla e il valore è ancora tutto da generare, se non c’è un ecosistema intorno quel valore non si creerà mai. In questi tre anni abbiamo visto cambiare il modo in cui le realtà comunicano tra loro: nella fase iniziale ci trovavamo un po’ spaesati e venivamo messi un po’ da parte poiché troppo giovani nel mondo delle startup esistenti, oggi invece siamo felici di vedere che ci sia tanta collaborazione anche tra realtà che non fanno parte di uno stesso settore come ad esempio il mondo SEI, il mondo Talent Garden e le startup dell’I3P ma anche aziende che sono all’esterno ma che abbiamo conosciuto perché sono venute a conoscere il posto e con le quali si sono creati rapporti personali. Questa abitudine nell’entrare in contatto con nuove realtà è ciò che è cambiato maggiormente, questa necessità di tutti di fare sistema anche se non si fa parte direttamente dello stesso mondo e della stessa industria. Noi italiani siamo molto forti in questo, siamo forse il popolo più bravo ad aiutarsi.

Diego aggiunge: Prima del lockdown si viaggiava molto e tramite le conferenze e gli eventi abbiamo avuto la fortuna di estendere il nostro network anche all’estero e ci siamo resi conto che il mondo cripto è pieno di italiani che partecipano, collaborano o hanno fondato le principali realtà del settore. Questo ci rende orgogliosi e ci dà un’ulteriore spinta per cercare di crescere come Young in quanto realtà italiana.

Quanto è importante per una realtà innovativa avere uno sguardo sempre rivolto verso l’estero?

Diego: Per chi opera nel nostro settore è fondamentale, stiamo parlando di un mercato globale aperto 365 giorni all’anno 24 ore su 24 che non si ferma mai. Bisogna sempre tenere d’occhio cosa succede all’estero per capire i nuovi trend, perché il settore cripto si evolve talmente velocemente che devi sempre sapere cosa sta succedendo negli altri paesi, dove è presente un ecosistema più evoluto. Per quanto riguarda Young, la scelta è stata quella di focalizzarci inizialmente sul mercato italiano cercando però fin da subito di avere uno sguardo all’estero sia per capire i trend sia per iniziare ad approcciare, inizialmente con i piedi di piombo, il mercato internazionale. Nello specifico, l’operazione di crowdfunding, che abbiamo fatto volutamente a Londra per iniziare a darci uno spirito o una vena di internazionalizzazione, ha avuto i suoi frutti e ci ha portato ad aprire un secondo ufficio a Londra e successivamente un terzo in Estonia, a Tallinn.

Andrea: La nostra logica è stata quella di portare una dimostrazione che una realtà per quanto giovane, come Young all’epoca del crowdfunding, poteva essere in grado di creare tranquillamente un’operazione finanziaria di successo anche in un mercato estero ed era una provocazione che volevamo lanciare a chiunque entrasse in contatto con noi, a partire dai fondi, dagli investitori che avevamo all’interno e dal mercato stesso. Se si vuole fare una startup che deve scalare in modo importante non si può guardare solo al proprio giardino ma bisogna subito avere un posizionamento internazionale. Naturalmente l’ecosistema deve essere poi pronto a sorreggere una scelta di questo tipo. Scegliere di partire con l’internazionalizzazione quando non hai ancora il capitale per farlo ovviamente perde un po’ di senso, l’ecosistema italiano, in termini di fondi, ha ancora dei “gap” e non riesce ancora a comprendere certe logiche di crescita esponenziale come avviene in altri paesi come l’America. Ma è giusto che sia ancora così, diciamo che deve ancora avvenire una maturazione del sistema. Noi operando nel mercato delle criptovalute dobbiamo per forza avere una logica internazionale, tutti i nostri contenuti e tutti i nostri prodotti sono completamente tradotti in inglese per essere pronti ad essere portati in qualsiasi mercato e essere presenti a Londra, la capitale europea del mercato finanziario, è stata una scelta che rifaremmo di sicuro perché ci ha garantito un posizionamento che reputavamo fondamentale e sicuramente ci ha portato molti vantaggi.

Quali sono le vostre prospettive per il futuro e quali sono i vostri prossimi progetti?

Andrea: Il nostro sogno è quello di diventare la prima “Unicorn” italiana (azienda, solitamente startup, valuta più di un miliardo di dollari), come anche la Ministra Paola Pisano si era augurata di vedere prima della fine del suo mandato. Il nostro obiettivo, a parte gli scherzi, è quello di aggredire il mercato italiano e diventare entro la fine di quest’anno uno dei primi player nella nostra industria a livello nazionale, successivamente aggredire il mercato inglese per poi passare a una internazionalizzazione a livello europeo. Gli obiettivi di breve termine sono invece il lancio del terzo prodotto, di taglio professionale, che stiamo effettuando tramite una campagna di waiting list con 20.000 euro in palio in bitcoin e la possibilità di ottenere fee gratis a vita sul trading in criptovalute. La campagna di lancio andrà avanti in questi mesi, da settembre a novembre, per cercare di rubare più quote di mercato possibili ai nostri competitors. Successivamente, continueremo a sviluppare la nostra offerta sia in termini di prodotto che di attività di investimento disponibili sulle nostre piattaforme.

Diego: Ci auguriamo anche che tutto il settore a livello internazionale possa crescere perché stiamo comunque parlando di un mercato che oggi vale, secondo gli ultimi dati aggiornati, circa 280 miliardi di dollari complessivi quindi si tratta di una goccia all’interno della finanza internazionale. Perché Young possa crescere, abbiamo bisogno che tutto l’ecosistema, sia a livello nazionale che internazionale, faccia lo stesso. Noi continueremo a lavorare sodo, a fissare nuovi obiettivi anche per ciò che resta del 2020: è stato un anno molto complicato ma anche ricco di soddisfazioni durante il quale siamo riusciti a crescere tantissimo in termini di utenti e volumi. Ci auguriamo che questo sia solo l’inizio del prossimo ciclo che avverrà verso l’inizio del prossimo anno.

Autore

Renato Pannella
Marketing and Public Relations

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