ToTeM incontra… Edoardo Gava – VC Investor

Investors Edition

14 Gennaio 2022
Tornano i nostri incontri con esponenti delle realtà che investono in innovazione e startup sul nostro territorio. Oggi con noi Edoardo Gava di Milano Investment Partners SGR.

Milano Investment Partners SGR (MIP SGR) è una piattaforma di Venture Capital con in gestione diversi fondi di investimento alternativi e riservati, differenziati per fasi di crescita delle aziende in portafoglio e ambito geografico.

Edoardo Gava

Investment Associate

Edoardo investe principalmente nei settori “Consumer Tech” (food, fashion, ecommerce), in aziende localizzate in Italia (e Sud Europa) in fase di scale up (dal Serie A in avanti). Precedentemente Edoardo ha lavorato in consulenza strategica in una multinazionale americana a Milano, per poi essere selezionato da un prestigioso MBA internazionale con sede a Parigi. Per quanto riguarda il suo percorso accademico, Edoardo ha completato il percorso di double-degree in Ingegneria Gestionale presso le sedi di Udine (Italia) e Graz (Austria).

A volte una startup rischia di dare maggiore importanza alla forma che alla sostanza. Qual è la prima cosa che valuta un investitore e in cosa consiste il reale valore di un progetto?

Edoardo: Perché una startup sia vincente serve un’idea innovativa, un mercato di dimensioni rilevanti o in forte crescita, e un team forte capace di implementare il piano strategico. Personalmente, per me l’elemento fondamentale sono i founder e il team che hanno coinvolto nel progetto. Non a caso, tra le prime valutazioni si guarda la capacità di un imprenditore di individuare e compensare le competenze mancanti. Inoltre, soprattutto nella prima fase di vita dell’azienda, è importante che l’imprenditore abbia la forza e la flessibilità di modificare il proprio business model in base alle contingenze del mercato e/o ai feedback ricevuti dai clienti. Per quanto riguarda la forma, quando ci si presenta agli investitori, una buona presentazione aiuta (proprio come un biglietto da visita), però non è assolutamente sufficiente. Un fondo prima di investire segue un lungo processo di due diligence che prevede un’analisi tecnica del prodotto, un’analisi legale, un’analisi economica del mercato di riferimento della startup e un’analisi finanziaria della crescita prevista nel business plan. In particolare, sulla crescita vengono poi verificate le assunzioni fondamentali dietro il business, ad esempio perché il costo di acquisizione decresce nel tempo, oppure come mai aumenta il valore dell’ordine per cliente, e così via. Spesso ci capita, infatti, di vedere business plan dove la situazione attuale cresce con una certa tendenza e poi negli anni futuri si trova un salto notevole sulle marginalità, sul volume di fatturato, e sugli altri KPI fondamentali del business. Questo è un primo segnale che qualcosa debba essere approfondito, serve capire perché fino a quel momento siano cresciuti in un certo modo e perché abbiano determinate attese sul previsionale. Una primissima forma di due diligence, prima ancora di verificare i numeri, è testare direttamente il servizio/prodotto. Noi siamo nel mondo del consumer tech quindi molto spesso proviamo l’esperienza di acquisto. Successivamente ci sono tanti altri passaggi, non si investe mai a scatola chiusa su un’idea senza testare effettivamente processi e prodotti.

Per quanto riguarda il team, cosa valuti maggiormente?

Edoardo: L’aspetto umano per me è l’elemento più importante, ma ci sono diversi fattori che catturano particolarmente l’interesse, per esempio le esperienze pregresse dei founder come il loro background lavorativo e se questo legittimi il fatto che sostengano di essere degli esperti del settore nel quale stiano lanciando la propria startup. Se una startup vuole lanciare un business in un certo settore ma nessuno del team ci ha mai lavorato prima, non hanno contatti e se non hanno riferimenti è chiaro che si rischi di risultare svantaggiati nella valutazione. Un altro elemento molto apprezzato dai fondi di investimento è avere uno storico nell’avviamento di altre startup, anche se queste non sono andate a buon fine. Successivamente, si effettua un’analisi approfondita del team in senso esteso, valutando la seniority e le esperienze pregresse nell’area specifica (più queste sono validate meglio è, ovviamente). Viene valutata anche la complementarità dei founder e quali ruoli ricoprono nello specifico. Quando si procede con l’investimento diventa fondamentale il rapporto personale che il fondo instaura con il team, con contatti quotidiani, settimanali e mensili a seconda del momento della startup. Il rapporto tra investitore e startup diventa ancora più strategico e importante quando si investe come Angel, visto che tendenzialmente l’azienda è meno strutturata e ha più bisogno di una guida.

Spesso si pensa che dietro le startup ci siano idee geniali e nicchie inesplorate. Pensi che il successo di un business dipenda davvero dalla sua componente concettuale?

Edoardo: Ti rispondo con una citazione che sicuramente hai già sentito: “Una startup è 1% idea e 99% execution”. Un team straordinario fa sicuramente la differenza, qualsiasi sia l’idea, qualsiasi sia il mercato, qualsiasi sia il tema. Personalmente (al di fuori del mio ruolo in MIP), ho investito nella startup Smartpricing e, avendo avuto il piacere di collaborare personalmente con loro, sono sicuro che se anche cambiassero del tutto l’idea o il prodotto io investirei nuovamente perchè sono eccezionali a livello di execution. In un team veramente forte l’idea passa quasi in secondo piano perché in caso di necessità si è comunque in grado di passare ad altri prodotti, servizi o mercati. Tutte le startup hanno dovuto affrontare situazioni difficilissime durante la pandemia, con vere e proprie difficoltà nello svolgere le proprie attività in maniera ordinaria. Tantissime hanno dimostrato di essere eccezionali adattandosi alle necessità e “pivotando” in parte o completamente il loro modello di business per sopravvivere. Viceversa, si può anche avere un’ottima idea con delle prime metriche promettenti, ma se poi alla prima difficoltà (che puntualmente arriva) il team si dimostra incapace di reagire, allora l’aver avuto idea giusta conta veramente poco.

Oltre all’idea e al team, la Vision o lo scopo ultimo di un progetto hanno particolare rilevanza?

Edoardo: I founder devono sempre avere una visione di lungo periodo, che permetta a loro, ai membri del team e agli investitori di “sognare”. Questa visione non deve essere statica, può anche essere modificata se le circostanze cambiano (soprattutto considerando gli ultimi 18-24 mesi). In aggiunta, credo che una startup, oggi, non possa prescindere dall’avere una visione in linea con quelle che saranno le esigenze dei prossimi 20/30 anni. Sappiamo benissimo che ci sono problematiche sociali e ambientali importanti che sono davanti agli occhi di tutti. Un esempio celebre è ACBC, la startup footwear che ha re-inventato le scarpe in chiave sostenibile. Attenzione che si possono adottare pratiche sostenibili in maniera più decisa anche in un secondo momento, come ad esempio Miscusi (lanciata nel 2017) che è diventata B-Corp nell’ultimo anno. Io mi auguro che nella testa di tanti startupper ci si sia la volontà di fare anche del bene per avere un impatto positivo e sostenibile nel lungo periodo.

Il valore degli investimenti nelle startup in Italia continua a crescere, però siamo ancora molto lontani da altri paesi europei come Germania, Francia o Spagna. Perché in Italia si investe ancora così poco e come potrebbe evolvere questa situazione in futuro?

Edoardo: Negli ultimi dieci anni, il valore degli investimenti nelle startup è cresciuto di cinque volte. Sembra tanto, però il divario con paesi come Francia e Spagna (e non l’Inghilterra che è sempre andata con ritmi “affini” agli Stati Uniti anche per motivi linguistici) è veramente ampio. Le startup italiane spesso sono tarate su una dimensione più locale e non si adattano bene in altri paesi, risultando limitate nell’espansione internazionale. Sono molto fiducioso anche per il nostro Paese, che sta iniziando a mettere a disposizione diverse risorse per alimentare tutto il settore. Non a caso stanno nascendo nuovi fondi di Venture Capital e mi auguro che nei prossimi anni possano raddoppiare sia in numero che in potenza di fuoco. Inizia quindi a formarsi una capacità di investimento a monte alimentata da vecchi e nuovi gestori di capitali, acceleratori, corporate venture capital e startup studio. Quello che manca ad oggi è un volano di exit che vada a remunerare gli investitori e gli imprenditori. Più ci sono exit di successo, maggiore sarà la fiducia del mercato e si sarà incentivati a investire ulteriormente in nuove startup. Inoltre, in questo modo si creerà una prima generazione di imprenditori capaci di lanciare nuove imprese o di formare altri imprenditori (leggasi della “Paypal Mafia” o la “Skype Mafia” in Europa). Dal punto di vista dei fondi invece, più saranno capaci di monetizzare i propri investimenti, maggiore sarà la facilità con cui potranno attrarre nuovi capitali da investire, anche dall’estero, per immettere nuova liquidità nel sistema. Così facendo si può creare il circolo virtuoso che si è visto anche in altri paesi. Le aziende adesso stanno guardando con più attenzione al mondo startup, sia da un punto di vista di integrazione, come l’esempio recente dell’acquisizione di Tannico da parte di Campari, sia da un punto di vista collaborativo, dove ad esempio Enel primeggia non solo in Italia ma anche in Europa a livello di Open Innovation. Ci fossero ancora più casi di successo, il sistema potrebbe autoalimentarsi e crescere in maniera ancora più esponenziale di quanto visto fino ad ora.

Cosa ti sentiresti di consigliare ad un potenziale startupper o a chi vuole entrare nel mondo degli investimenti?

Edoardo: Per chi fosse interessato a entrare nel mondo degli investitori consiglio di avere tanta curiosità. Bisogna leggere, studiare, documentarsi e farsi un’idea del mercato. Chi investe in questo settore, investe su idee e tecnologie che possono avere un impatto anche in 5/10 anni. L’imprenditore deve essere motivato e pronto a ricevere tanti no, perciò la convinzione sulla propria idea e capacità deve essere massima. Questo aspetto a livello umano non può essere sottovalutato quando si lancia la propria impresa.

Autore

Renato Pannella
Marketing and Public Relations

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