A Mirafiori, nell’area ex industriale che oggi accoglie laboratori universitari, un team dell’Università di Torino studia le piante destinate a crescere su Luna e Marte. Massimo Maffei, docente di fisiologia vegetale e astrobiologia, guida ricercatori, dottorandi e tesisti nell’analisi di come specie diverse reagiscono a condizioni ambientali estreme, lontane da quelle terrestri. Arabidopsis thaliana, menta, pomodori, fagioli e mais vengono coltivati su substrati artificiali che riproducono la regolite lunare e marziana, con l’obiettivo di identificare i meccanismi di adattamento per future serre extraterrestri.
Il biochar, carbone vegetale da biomasse, si è rivelato cruciale per aumentare la resistenza delle colture. I test torinesi mostrano che le dosi più efficaci sono il 70% per il terreno marziano simulato e il 60% per quello lunare. Strumenti avanzati come l’incubatore anti-gravità e le bobine di Helmholtz modificano gravità e campo magnetico attorno alle piante. Tra gli effetti registrati, un ritardo nella fioritura di circa quattro giorni sotto stress magnetico.
La ricerca si colloca nel più ampio impegno italiano sull’agricoltura spaziale. L’Agenzia Spaziale Italiana finanzia da anni progetti per coltivazioni extraterrestri, mentre ENEA con MICROx2 sviluppa sistemi per produrre cibo fresco in microgravità. A Torino la Biennale Tecnologia ha ospitato il convegno “Agricoltura spaziale”, legando missioni spaziali e innovazioni agrarie estreme. Anche Finpiemonte riconosce alla regione un ruolo centrale in questa materia di studio, grazie al Progetto MARTE che simula le condizioni del pianeta rosso per la ricerca sulle piante.





